Settima puntata: Intervento Foniatrico Integrato nell’autismo.
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-intervento-foniatrico-integrato-2.html
domenica 22 febbraio 2015
venerdì 12 dicembre 2014
Autismo a Medical Excellence tv
Prima puntata: Autismo. Inquadramento generale e cause:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-che-cosè-e-quali-sono-le-cause.html
Seconda puntata: Autismo. Modalità di insorgenza:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-come-e-quando-si-manifesta.html
Terza puntata: Autismo-Autismi. Manifestazioni cliniche e basi anatomiche:
http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-e-autismi.html
Quarta puntata: Autismo. aspetti clinici:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-aspetti-clinici.html
Quinta puntata: Fattori di rischio:
http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-fattori-di-rischio.html
Sesta puntata: Tipi di intervento terapeutico:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-tipi-di-intervento-riabilitativo-e-metabolico.html
Settima puntata: Intervento Foniatrico Integrato nell’autismo.
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-intervento-foniatrico-integrato-2.html
Ottava puntata: "Autismo e Linguaggio":
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-e-linguaggio.html
Nona puntata: Autismo e ADHD:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-e-disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iperattività.html
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-che-cosè-e-quali-sono-le-cause.html
Seconda puntata: Autismo. Modalità di insorgenza:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-come-e-quando-si-manifesta.html
Terza puntata: Autismo-Autismi. Manifestazioni cliniche e basi anatomiche:
http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-e-autismi.html
Quarta puntata: Autismo. aspetti clinici:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-aspetti-clinici.html
Quinta puntata: Fattori di rischio:
http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-fattori-di-rischio.html
Sesta puntata: Tipi di intervento terapeutico:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-tipi-di-intervento-riabilitativo-e-metabolico.html
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-intervento-foniatrico-integrato-2.html
Decima e ultima puntata, dedicata ai capisaldi
dell'intervento abilitativo foniatrico integrato, ai concetti di guarigione
clinica e anatomopatologica, al futuro per gli autistici:
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-quale-futuro.html
http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-quale-futuro.html
lunedì 8 dicembre 2014
domenica 7 dicembre 2014
Quante di voi?
Periodo di lauree... In tale occasione, riprendo un editoriale che scrissi diversi anni fa, pensando alle neolaureate logopediste. Lo ripropongo in questa sede:
Quante di voi, GIOVANI LOGOPEDISTE NEODIPLOMATE (anzi, oggi si dice “neolaureate”), che con grande e giustificata euforia state festeggiando questo importante traguardo della laurea (o minilaurea che dir si voglia) saranno professioniste nominate e ricercate, e quante andranno a trascorrere anni della propria esistenza in un centro di riabilitazione che parcheggia insufficienti mentali adulti dati per non recuperabili sin dai primi anni della loro vita perchè classificati come rendita fissa per centri convenzionati di cui voi sarete (semi)involontarie serve sciocche?
Quante di voi continueranno a studiare, ad aggiornarsi, a mettersi in discussione, a confrontarsi, a cercare di migliorarsi e migliorare le proprie capacità terapeutiche; e quante si limiteranno soltanto a fare un po’ di “shopping di crediti formativi” (oggi è un business anche questo), caso mai possibilimente vicino casa per non scomodarsi troppo a viaggiare?
Quante di voi avranno sempre una valigia pronta ad essere fatta e disfatta, perché disposte a girare l’Italia ed il mondo per portare ovunque la propria opera (sempre se ne sarete in grado), studiare e confrontarsi; e quante di voi la valigia la tireranno fuori dall’armadio solo per le ferie estive?
Quante di voi frequenteranno le sale dei congressi pendendo dalla labbra dei vari “tromboni” (vecchi e nuovi) universitari, figli, nipoti e pronipoti di (guarda caso) omonimi docenti che vi racconteranno ciò che vorranno senza che siate minimamente in grado di accettare o respingere certe affermazioni; e quante di voi invece “ruggiranno” da dietro a quei microfoni, dimostrando che le terapie si possono svolgere anche come dite voi, e che non tutte le asserzioni scientifiche passate come tali, sono delle verità, ma possono anche essere messe in discussione?
Quante di voi, ASPIRANTI TIROCINANTI E FREQUENTATRICI DEI MIEI CENTRI, che siete venute al primo colloquio ben vestite e truccate e con i capelli freschi di parrucchiere, continuerete a venire a veder lavorare le vostre (future) colleghe, mettendovi umilmente in discussione e a confronto, cercando di attingere ciò che potrà essere utile alla vostra preparazione e formazione, senza fretta di operare subito, senza arrogante presunzione, e con quello spirito di sacrificio necessario per assimilare ed apprendere?
Quante di voi diventeranno come sono diventate alcune di quelle che diversi anni fa si erano sedute davanti alla mia scrivania porgendomi un curriculum che a stento lessi (“perché, tanto”, pensavo e penso, “a me interessa vedere quello che valete sul campo, non quello che avete scritto su questi fogli…”), e che oggi lavorano in tutta Italia, ricercate, elogiate e ammirate? O quante di voi si sono già arrese al solo sentirsi dire la frase: “Io non garantisco niente a priori, conquistate la mia fiducia e la mia stima e ci sarà spazio anche per voi”…?
Quante di voi continueranno a studiare, ad aggiornarsi, a mettersi in discussione, a confrontarsi, a cercare di migliorarsi e migliorare le proprie capacità terapeutiche; e quante si limiteranno soltanto a fare un po’ di “shopping di crediti formativi” (oggi è un business anche questo), caso mai possibilimente vicino casa per non scomodarsi troppo a viaggiare?
Quante di voi avranno sempre una valigia pronta ad essere fatta e disfatta, perché disposte a girare l’Italia ed il mondo per portare ovunque la propria opera (sempre se ne sarete in grado), studiare e confrontarsi; e quante di voi la valigia la tireranno fuori dall’armadio solo per le ferie estive?
Quante di voi frequenteranno le sale dei congressi pendendo dalla labbra dei vari “tromboni” (vecchi e nuovi) universitari, figli, nipoti e pronipoti di (guarda caso) omonimi docenti che vi racconteranno ciò che vorranno senza che siate minimamente in grado di accettare o respingere certe affermazioni; e quante di voi invece “ruggiranno” da dietro a quei microfoni, dimostrando che le terapie si possono svolgere anche come dite voi, e che non tutte le asserzioni scientifiche passate come tali, sono delle verità, ma possono anche essere messe in discussione?
Quante di voi, ASPIRANTI TIROCINANTI E FREQUENTATRICI DEI MIEI CENTRI, che siete venute al primo colloquio ben vestite e truccate e con i capelli freschi di parrucchiere, continuerete a venire a veder lavorare le vostre (future) colleghe, mettendovi umilmente in discussione e a confronto, cercando di attingere ciò che potrà essere utile alla vostra preparazione e formazione, senza fretta di operare subito, senza arrogante presunzione, e con quello spirito di sacrificio necessario per assimilare ed apprendere?
Quante di voi diventeranno come sono diventate alcune di quelle che diversi anni fa si erano sedute davanti alla mia scrivania porgendomi un curriculum che a stento lessi (“perché, tanto”, pensavo e penso, “a me interessa vedere quello che valete sul campo, non quello che avete scritto su questi fogli…”), e che oggi lavorano in tutta Italia, ricercate, elogiate e ammirate? O quante di voi si sono già arrese al solo sentirsi dire la frase: “Io non garantisco niente a priori, conquistate la mia fiducia e la mia stima e ci sarà spazio anche per voi”…?
domenica 30 novembre 2014
Sordità e Autismo
Sordità e Autismo. Impariamo innanzitutto a distinguerli
Sordità. Autismo.
Due parole che spaventano, due patologie tra le più gravi nell’ambito dei disturbi della comunicazione; ma ben distinte, che quasi mai si incontrano; e che invece spesso intrecciano le proprie strade, anche se per lo più nelle ipotesi diagnostiche, patogenetiche, ed in alcuni errori interpretativi.
Venticinque anni di foniatria mi hanno consentito di vivere il mondo delle sordità infantili e quello dell’autismo in misura significativamente ampia per poter esprimere qualche opinione e qualche commento di una certa utilità pratica in tema di rapporti tra queste due forme di handicap.
A proposito, quando ci sono bambini con menomazioni sensoriali, o motorie, o cognitive, o relazionali-comportamentali, io parlo di handicap, di disabilità, utilizzando ancora questa terminologia tradizionale, che preferisco a quella più attuale, ma ipocrita, che ricorre a definizioni del tipo “diversamente abile”. Chi è affetto da sordità, o da paralisi, o da autismo, o da insufficienza mentale, purtroppo ha un deficit, un handicap, non una “diversabilità”. Evitiamo l’ipocrisia di definirlo eludendo ciò che innanzitutto lo limita, e cerchiamo piuttosto di trovargli, offrirgli e garantirgli ben altri compensi e recuperi di abilità, che non un pietoso nome alternativo ed edulcorato.
Tornando al rapporto sordità-autismo, vorrei richiamare innanzitutto l’attenzione su quanto non sia affatto difficile distinguere una situazione dall’altra. Chi veramente ha esperienza nel settore, avrà compreso subito che cosa intendo con questa affermazione. Chi ha veramente visto, diagnosticato e trattato bambini sordi e bambini autistici, avrà subito configurato nel proprio immaginario, piccoli pazienti con caratteristiche ben diverse tra gli uni e gli altri. Poiché si tratta di orientarsi, a livello diagnostico differenziale, su piccoli pazienti che nella migliore delle ipotesi giungono alla nostra osservazione poco dopo il compimento dell’anno di età, le due diverse situazioni hanno già assunto quelle connotazioni di base aventi già determinati tratti distintivi difficilmente confondibili. Raramente, pertanto, in presenza di un bambino che mostra già evidenti segni di autismo, mi affretto a prescrivere esami audiometrici. La diagnosi di autismo è soprattutto una diagnosi clinica, non strumentale. Se ho sospetti di sordità, antepongo la richiesta di indagini audiologiche a tutto il resto, ma -specularmente- in assenza di tale ipotesi diagnostica, cerco di sensibilizzare i genitori del bambino soprattutto ad una precocità di presa in carico abilitativa ed educativa in ben altre direzioni, non passanti attraverso un attardarsi ad effettuare analisi.
Un’altra distinzione che reputo opportuno segnalare, riguarda gli ipotetici nessi patogenetici tra sordità e autismo. Nei non numerosi casi di coesistenza delle due patologie nello stesso bambino, mi è capitato di sentire, in più di un’occasione, che era stato prospettato un innesco della sindrome autistica da parte dell’ipoacusia profonda. Mi sento di smentire decisamente l’esistenza di una possibilità del genere. Escludo l’esistenza di un “autismo da sordità”. La maggior parte dei sordi non ha subito e non subisce alcuna evoluzione verso l’autismo, la maggior parte degli autistici non è composta da sordi, soprattutto se per sordità classicamente intesa intendiamo la sordità da danno cocleare. Ma in ogni caso anche le forme di sordità centrale, ossia quelle da danno della via uditiva centrale o della corteccia temporale, in presenza di sindrome autistica non costituiscono che una componente del quadro clinico generale, senza identificarne né le causa né la connotazione unica.
Aggiungo anche che l’incidenza percentuale di sordi in una popolazione di autistici è numericamente sovrapponibile all’incidenza di sordi in una popolazione di soggetti non autistici.
Solo per completezza di informazione e di trattazione dell’argomento, segnalo ancora di aver visitato in alcune zone a particolare rischio di inquinamento ambientale (bambini nati da genitori che vivevano o lavoravano presso un polo petrolchimico) una maggiore quanto anomala concentrazione di bambini affetti da sordità, autismo ed altre malformazioni tra le quali la labiopalatoschisi.
Ma tutto ciò nulla toglie né aggiunge a quanto intendevo affermare, e cioè che sordità e autismo si manifestano clinicamente in maniera ben diversa e quindi facilmente distinguibile, e che, quando presenti nello stesso soggetto, costituiscono il frutto di una coesistenza al più riferibile a qualche situazione genetica rarissima che potrebbe dare un avvio comune alle due affezioni, così come potrebbe accadere in conseguenza di eventi neurolesivi neonatali (eccessiva prematurità, spesso accompaganata da emorragie cerebrali) o di embrio-fetopatie da tossici, da infezioni; ma non per un innesco dell’una nei confronti dell’altra.
Prof. Massimo Borghese
www.massimoborghese.it
Sordità. Autismo.
Due parole che spaventano, due patologie tra le più gravi nell’ambito dei disturbi della comunicazione; ma ben distinte, che quasi mai si incontrano; e che invece spesso intrecciano le proprie strade, anche se per lo più nelle ipotesi diagnostiche, patogenetiche, ed in alcuni errori interpretativi.
Venticinque anni di foniatria mi hanno consentito di vivere il mondo delle sordità infantili e quello dell’autismo in misura significativamente ampia per poter esprimere qualche opinione e qualche commento di una certa utilità pratica in tema di rapporti tra queste due forme di handicap.
A proposito, quando ci sono bambini con menomazioni sensoriali, o motorie, o cognitive, o relazionali-comportamentali, io parlo di handicap, di disabilità, utilizzando ancora questa terminologia tradizionale, che preferisco a quella più attuale, ma ipocrita, che ricorre a definizioni del tipo “diversamente abile”. Chi è affetto da sordità, o da paralisi, o da autismo, o da insufficienza mentale, purtroppo ha un deficit, un handicap, non una “diversabilità”. Evitiamo l’ipocrisia di definirlo eludendo ciò che innanzitutto lo limita, e cerchiamo piuttosto di trovargli, offrirgli e garantirgli ben altri compensi e recuperi di abilità, che non un pietoso nome alternativo ed edulcorato.
Tornando al rapporto sordità-autismo, vorrei richiamare innanzitutto l’attenzione su quanto non sia affatto difficile distinguere una situazione dall’altra. Chi veramente ha esperienza nel settore, avrà compreso subito che cosa intendo con questa affermazione. Chi ha veramente visto, diagnosticato e trattato bambini sordi e bambini autistici, avrà subito configurato nel proprio immaginario, piccoli pazienti con caratteristiche ben diverse tra gli uni e gli altri. Poiché si tratta di orientarsi, a livello diagnostico differenziale, su piccoli pazienti che nella migliore delle ipotesi giungono alla nostra osservazione poco dopo il compimento dell’anno di età, le due diverse situazioni hanno già assunto quelle connotazioni di base aventi già determinati tratti distintivi difficilmente confondibili. Raramente, pertanto, in presenza di un bambino che mostra già evidenti segni di autismo, mi affretto a prescrivere esami audiometrici. La diagnosi di autismo è soprattutto una diagnosi clinica, non strumentale. Se ho sospetti di sordità, antepongo la richiesta di indagini audiologiche a tutto il resto, ma -specularmente- in assenza di tale ipotesi diagnostica, cerco di sensibilizzare i genitori del bambino soprattutto ad una precocità di presa in carico abilitativa ed educativa in ben altre direzioni, non passanti attraverso un attardarsi ad effettuare analisi.
Un’altra distinzione che reputo opportuno segnalare, riguarda gli ipotetici nessi patogenetici tra sordità e autismo. Nei non numerosi casi di coesistenza delle due patologie nello stesso bambino, mi è capitato di sentire, in più di un’occasione, che era stato prospettato un innesco della sindrome autistica da parte dell’ipoacusia profonda. Mi sento di smentire decisamente l’esistenza di una possibilità del genere. Escludo l’esistenza di un “autismo da sordità”. La maggior parte dei sordi non ha subito e non subisce alcuna evoluzione verso l’autismo, la maggior parte degli autistici non è composta da sordi, soprattutto se per sordità classicamente intesa intendiamo la sordità da danno cocleare. Ma in ogni caso anche le forme di sordità centrale, ossia quelle da danno della via uditiva centrale o della corteccia temporale, in presenza di sindrome autistica non costituiscono che una componente del quadro clinico generale, senza identificarne né le causa né la connotazione unica.
Aggiungo anche che l’incidenza percentuale di sordi in una popolazione di autistici è numericamente sovrapponibile all’incidenza di sordi in una popolazione di soggetti non autistici.
Solo per completezza di informazione e di trattazione dell’argomento, segnalo ancora di aver visitato in alcune zone a particolare rischio di inquinamento ambientale (bambini nati da genitori che vivevano o lavoravano presso un polo petrolchimico) una maggiore quanto anomala concentrazione di bambini affetti da sordità, autismo ed altre malformazioni tra le quali la labiopalatoschisi.
Ma tutto ciò nulla toglie né aggiunge a quanto intendevo affermare, e cioè che sordità e autismo si manifestano clinicamente in maniera ben diversa e quindi facilmente distinguibile, e che, quando presenti nello stesso soggetto, costituiscono il frutto di una coesistenza al più riferibile a qualche situazione genetica rarissima che potrebbe dare un avvio comune alle due affezioni, così come potrebbe accadere in conseguenza di eventi neurolesivi neonatali (eccessiva prematurità, spesso accompaganata da emorragie cerebrali) o di embrio-fetopatie da tossici, da infezioni; ma non per un innesco dell’una nei confronti dell’altra.
Prof. Massimo Borghese
www.massimoborghese.it
mercoledì 26 novembre 2014
Quando si annunciano nuove scoperte sulle cause dell'autismo...
"Autismi" e non "autismo". "Cause" e non "causa".
Con queste puntualizzazioni intendo affermare che scoprire una cosiddetta causa genetica dell'autismo (ma sarebbe meglio dire di alcune forme di autismo) non esclude che possano essercene anche di acquisite. E le stesse alterazioni genetiche che disturbano lo sviluppo e la migrazione neuronale cerebrale, possono essere non il primo anello assoluto della catena, ma anche l'effetto successivo di altri disturbi esterni e non interni all'organismo. Vedasi al riguardo il relativamente nuovo concetto di "epigenetica", cioè di alterazioni genetiche indotte da fattori esterni.
Dunque, un minimo di buon gusto e di coerenza scientifica potrebbero far evitare di menzionare la presunta innocenza dei vaccini (che poi definirei meglio "di un certo modo di vaccinare") ogni volta che si evidenziano altre possibili cause di autismo.
Anche perchè "excusatio non petita, accusatio manifesta"... ;-)
Con queste puntualizzazioni intendo affermare che scoprire una cosiddetta causa genetica dell'autismo (ma sarebbe meglio dire di alcune forme di autismo) non esclude che possano essercene anche di acquisite. E le stesse alterazioni genetiche che disturbano lo sviluppo e la migrazione neuronale cerebrale, possono essere non il primo anello assoluto della catena, ma anche l'effetto successivo di altri disturbi esterni e non interni all'organismo. Vedasi al riguardo il relativamente nuovo concetto di "epigenetica", cioè di alterazioni genetiche indotte da fattori esterni.
Dunque, un minimo di buon gusto e di coerenza scientifica potrebbero far evitare di menzionare la presunta innocenza dei vaccini (che poi definirei meglio "di un certo modo di vaccinare") ogni volta che si evidenziano altre possibili cause di autismo.
Anche perchè "excusatio non petita, accusatio manifesta"... ;-)
lunedì 17 novembre 2014
Caro bambino in cammino verso l'autismo...
Caro bambino in cammino verso l’autismo,
questa lettera purtroppo non sarai tu a leggerla, ma chi probabilmente dovrà decidere per te, del tuo futuro, del tuo destino, delle tue possibilità di non cadere nel baratro verso cui sei incamminato, delle tue possibilità di trovare o recuperare la capacità di comunicare con gli altri e di esprimere le tue esigenze, i tuoi pensieri…
Oggi voglio dedicarti un augurio, mentre dentro di te sta crescendo il mostro dell’autismo, non importa se perché non hai retto ai tanti vaccini che ti hanno iniettato in corpo in quantità così esagerate e con tanta fretta, o perché nel tuo codice genetico era già scritto che ti saresti avviato subito verso questa malattia, o per entrambe le ragioni; voglio dedicarti un augurio veramente di difficile realizzazione, quasi impossibile.
Sto per augurarti infatti, che quando (e spero al più presto) almeno uno dei tuoi genitori (di solito la mamma, perché in tanti anni di esperienza e di lavoro mi sono accorto che quasi sempre sono le mamme ad essere più sensibili e più intelligenti) riferirà al tuo pediatra, che ha dei sospetti sul tuo sviluppo, che non ti vede come gli altri, che sembri più chiuso, meno attento, meno propenso a guardare la gente negli occhi, che muovi le mani sempre allo stesso modo, che ti fissi sempre e a lungo sullo stesso giocattolo (sempre che realmente qualche giocattolo ti attiri), che, insomma, sembra che te ne stai meglio in un mondo appartato…, il tuo pediatra non risponda di non preoccuparsi, che tutto si sistemerà col tempo, che “ogni bambino ha i suoi tempi”…, perché, sappi, caro piccolo cucciolo destinatario di questa mia lettera, che se il pediatra risponderà così e dissuaderà i tuoi genitori dal prendere subito iniziative per tirarti fuori dal baratro in cui stai cadendo, il tuo futuro sarà molto più difficile e incerto, e quella parola “autismo” rischierai di trovartela appiccicata addosso per sempre, o molto più a lungo, o comunque rischierai di portarti sempre qualche segno che ti renderà “diverso”.
Questo mio augurio ha in sé qualcosa di odioso, lo so, caro bambino incamminato verso l’autismo, ma sono più di venti anni che cerco di far capire a quei “dottori” chiamati pediatri, di non far perdere a te e a quanti come te, la possibilità di essere aiutati subito a non cadere in quella terribile malattia che oggi sta divorando tanti di voi.
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